Giovane morto per overdose ecstasy: a ucciderlo è stato il proibizionismo, non il Cocoricò!

 

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Giovani, droga e politiche di riduzione del danno: lo stato italiano è l’unico, tra i paesi europei occidentali, a non aver mai intrapreso una seria politica di “riduzione del danno”. Vediamo come funziona altrove. 

 

In questi giorni è di grande attualità la vicenda del giovane morto dopo aver assunto una pastiglia di ecstasy e la conseguente chiusura del Cocoricò per quattro mesi disposta dal Prefetto. L’opinione pubblica si divide tra chi è favorevole al provvedimento del prefetto, e chi invece lo reputa ingiusto.

A mio parere però quasi nessuno pone la propria attenzione sugli aspetti che dovrebbero essere evidenziati. Per questo motivo vorrei proporre alcune riflessioni.

L’uso di droghe pesanti è un problema molto grave, che riguarda milioni di persone, tra cui una preminenza di giovani e molti “giovanissimi”. Proibire e reprimere non è sufficiente per scoraggiare l’uso, e dal momento che questo è notorio, uno stato serio dovrebbe intraprendere anche altre strade. Ovvero predisporre serie politiche di “riduzione del danno”, come hanno fatto quasi tutte le nazioni europee.

In Olanda, per esempio, dove in passato il consumo di droghe sintetiche era molto diffuso, il governo ha concentrato le politiche repressive sugli spacciatori, decriminalizzando i consumatori, e cercando di fare in modo di ridurre rischi e danni.

I giovani vengono informati dei rischi che corrono assumendo droghe, vengono sensibilizzati sia in ambito scolastico che all’interno delle discoteche stesse, dove vengono allestiti “punti d’ascolto” con operatori che cercano di stabilire un dialogo con i giovani, dispensando loro buoni consigli per ridurre i danni, se proprio hanno intenzione di usare droghe.

Per esempio: le pastiglie eliminano il senso della fame e della sete, ma l’organismo ballando animosamente si disidrata, specialmente nel periodo estivo, quando la temperatura ambientale è alta. E’ importante che chi assume droghe beva anche se non ha sete. Ed è importante bere ACQUA, poiché le bevande zuccherate non idratano, peggio ancora se vengono bevuti alcolici, che amplificano gli effetti delle droghe e aumentano enormemente i rischi.

In molte discoteche italiane la bottiglia d’acqua da mezzo litro costa lo stesso prezzo di un long drink. E molti giovani percepiscono come “soldi buttati via” acquistare l’acqua. Se in questi locali l’acqua fosse messa a disposizione a “prezzo politico”, più conveniente rispetto ai normali drink, sarebbe più facile convincere i giovani a bere acqua. Ci vorrebbe un po’ di buon senso da parte dei gestori dei locali, che mediamente pensano solo a massimizzare i profitti, oppure un bel regolamento ad hoc.

Può sembrare una questione secondaria, ma non lo è.

In molte discoteche del nord Europa (e non solo) dove è notorio che siano usate largamente droghe sintetiche, ai ragazzi l’acqua viene REGALATA! Basterebbe ricaricare un euro o due sul prezzo del biglietto, nessuno deve “rimetterci”, ma rendere più accessibile e incentivare il consumo di acqua.

DRUG TEST

Da alcuni DECENNI inoltre, vengono allestiti stand dove, gratuitamente e senza dover fornire le proprie generalità, i giovani possono fare analizzare il contenuto delle pastiglie o di altre droghe. Viene passato al setaccio un frammento di sostanza, in modo da verificare l’eventuale presenza di veleni, psicofarmaci o altre sostanze di “taglio”, e informare i giovani sulla “potenza” della droga che possiedono, riducendo il rischio overdose.

Questo tipo di test sono molto diffusi nel Nord Europa, ma ho visto personalmente qualcosa di simile anche a Ibiza, una quindicina d’anni fa. 

Le pastiglie d’ecstasy vengono prodotte in laboratori di fortuna, spesso da chimici improvvisati, e talvolta vengono adulterate con sostanze che ne amplificano gli effetti, tra cui un tipo di veleno per topi, rivenuto più volte all’interno delle pastiglie.

Inoltre il consumatore non può sapere il tipo di principio attivo contenuto nella pastiglia, ne il dosaggio. I dati che emergono dalle analisi evidenziano che ci sono pastiglie che contengono 10 mg di principio attivo e altre che ne contengono 10 volte tanto! Questo rende un incognita, quasi una “roulette russa” ogni assunzione di ecstasy.

Anche il fatto di aver già provato in precedenza un determinato “marchio” di pastiglie, non offre garanzie. Essendo fabbricate in modo semi artigianale, la composizione di una pastiglia “superman” non è detto che sia sempre la medesima, nonostante l’aspetto sia lo stesso. Anche perché ovviamente è un mercato senza regole, e talvolta se un tipo di pastiglia diviene famoso nell’ambiente, viene replicato e commercializzato anche da altri trafficanti, con formule chimiche, principi attivi e dosaggi diversi.

Certamente assumere queste pastiglie è da incoscienti, ma purtroppo come sappiamo molti giovani lo sono, incoscienti e immaturi, e si lasciano trascinare dal gruppo di amici. Uno stato serio, deve tenere in considerazione questi aspetti, e muoversi di conseguenza, anziché trincerarsi dietro il fatto che sia illegale e che quindi non devi assumerla e “se lo fai, affari tuoi”.

Premesso che penso che i gestori delle discoteche a rischio debbano impegnarsi per ridurre i rischi, chiudere un locale senza intraprendere nessuna politica di prevenzione e riduzione del danno è totalmente inutile. Gli spacciatori si sposteranno in altri locali, i drogati pure. Cosa risolvono in questo modo?

Se lo Stato italiano vuole fare qualcosa, inizi a predisporre serie politiche di informazione, prevenzione e riduzione del danno, seguendo gli esempi di successo di altri paesi.

Molti giovani in Italia hanno paura di finire nei guai anche a chiamare il 118 qualora un loro amico si senta male per aver usato delle droghe. In quei casi soccorrere tempestivamente il soggetto può essere vitale. Ma essendo vietato, molti preferiscono aspettare a chiamare soccorsi. “Bevi un po’ d’acqua zuccherata dai ti passa” – “prendi un po’ d’aria” – “riposati un po’” (…) e in alcuni casi finisce in tragedia.

I giovani devono sapere che non avranno nessuna conseguenza se chiedono aiuto perché un loro amico si sente male a causa della droga!



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